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CPC troppo alto: il problema non è l'offerta

Pubblicato 3 ottobre 20268 min di lettura
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La risposta breve

Il CPC medio non è un prezzo: è una media. Basta una manciata di termini di ricerca costosi e fuori target — "stipendio idraulico", "corso per diventare idraulico", "idraulico gratis" — per farla salire senza che tu abbia cambiato una sola offerta. Abbassare l'offerta su tutto non risolve: riduce la spesa ma anche i click buoni, e spesso il CPC medio resta dov'era.

La verifica si fa in dieci minuti. Apri il rapporto Termini di ricerca, ordina per Costo, guarda le prime trenta righe e separa quelle con zero conversioni. Se una parte consistente della spesa sta lì, il tuo problema è di pertinenza, non di strategia di offerta. Si corregge con parole chiave a corrispondenza inversa, non con il cursore del CPC massimo.

Il CPC medio è una media, e le medie mentono

Il costo per click che vedi in colonna non è il prezzo di un click. È il costo totale diviso per il numero di click. Due numeri molto diversi possono produrre la stessa media, e due account con lo stesso CPC medio possono essere in salute opposta.

Esempio concreto. Un'azienda che installa condizionatori spende 2 000 € al mese e raccoglie 1 000 click: CPC medio 2 €. Dentro quei mille click ci sono 700 click a 1,50 € su "installazione condizionatore prezzo", "preventivo climatizzatore casa", "installatore clima Milano" — 1 050 € — e 300 click a 3,17 € su "schema impianto climatizzazione pdf", "come installare un condizionatore da soli", "corso installatore condizionatori" — circa 950 €. La metà della spesa se ne va sul terzo dei click che non comprerà mai niente.

Se abbassi l'offerta del 20% su tutto, il mese dopo spendi 1 600 €, raccogli 800 click e il CPC medio resta intorno a 2 €. Hai perso conversioni e non hai risolto nulla. Se invece escludi "pdf", "fai da te", "corso", "schema", resti a 2 000 € di budget, compri circa 1 300 click utili e il CPC medio scende verso 1,50 €. Stesso budget, stesse offerte, un numero diverso — perché è cambiato il mix.

Questa è la cosa che le pagine che spiegano "cos'è il CPC e come si calcola" non dicono mai: la formula è giusta, ma non ti dice niente su cosa fare lunedì mattina. Il CPC medio non è una leva. È un termometro.

Perché il tuo CPC è salito senza che tu abbia toccato nulla

Nella maggior parte dei casi non è aumentato il costo del click: è cambiata la composizione delle query su cui compri. Tre meccanismi lo producono, tutti senza bisogno che tu modifichi un'impostazione.

La corrispondenza generica si allarga da sola. Google aggiorna continuamente il modo in cui interpreta le tue parole chiave. Una generica che sei mesi fa portava query vicine al tuo prodotto oggi può portare query adiacenti, più generiche e più contese. Negli account che verifichiamo è la causa più frequente di un CPC medio che sale di mese in mese: non una decisione, una deriva. Ne abbiamo scritto per esteso in la corrispondenza generica non è un filtro, è una scommessa.

Performance Max cambia dove compra. PMax ridistribuisce la spesa tra inventari e query in autonomia. Un mese pesca su query di marca a 0,30 €, il mese dopo si sposta su query informative generiche a 1,80 € perché lì vede volume. Il CPC medio sale, tu non hai cambiato niente, e nell'interfaccia non trovi una riga che spieghi lo spostamento. Per vedere le query bisogna uscire dalla vista standard: termini di ricerca Performance Max: vederli ed escluderli.

Smart Bidding fa quello che gli hai chiesto. Con Massimizza le conversioni o un tROAS, se il sistema crede che una query generica porterà una conversione, paga quanto serve per prenderla. Il CPC massimo non esiste più come freno. Quando il modello si sbaglia — e si sbaglia sulle query dove non ha segnale — paghi click da 4 € su termini che non avresti mai comprato a mano. L'offerta automatica non è il problema: il problema è che la stai lasciando giocare su un campo troppo largo.

In tutti e tre i casi la correzione è la stessa. Non si tocca l'offerta: si restringe il perimetro.

La verifica in dieci minuti: scomponi la media

Apri Campagne → Insight e rapporti → Termini di ricerca, imposta gli ultimi 30 giorni, ordina per Costo decrescente. Guarda le prime trenta righe e per ognuna rispondi a una domanda sola: questa persona poteva comprare?

Poi fai due somme:

  • Costo e click dei termini con intento d'acquisto. Dividi: è il tuo CPC reale.
  • Costo e click di tutto il resto — informativo, formativo, lavoro, confronti tra aziende, nomi di concorrenti su cui non vuoi comparire.

Riprendiamo i numeri di prima. Totale 2 000 € e 1 000 click, CPC medio 2 €. Ramo utile: 1 050 € e 700 click, CPC 1,50 €. Ramo inutile: 950 € e 300 click, CPC 3,17 €. Il secondo ramo costa più del doppio del primo per click — ed è normale: sono query generiche, affollate, con un Punteggio di qualità basso perché il tuo annuncio e la tua landing non rispondono davvero a quell'intento.

Questo è il punto che manca nelle guide sul CPC: le query fuori target non diluiscono soltanto la media, la spingono verso l'alto da entrambi i lati. Pertinenza bassa significa Punteggio di qualità basso, e Punteggio di qualità basso significa che per quel click paghi più di quanto pagherebbe un concorrente pertinente. Paghi di più per un click che vale di meno.

Se vuoi una procedura ordinata per fare questa lettura su tutto l'account e non solo su una campagna, c'è audit Google Ads in un'ora, per ordine di costo.

Una cautela sul rapporto

Il rapporto Termini di ricerca non mostra tutto. Google nasconde le query a basso volume per motivi di privacy, quindi una parte della spesa resta in righe aggregate che non puoi analizzare. Non è un dettaglio: in alcuni account è una fetta tutt'altro che trascurabile. Il che rende l'esclusione per schemi — radici, non singole query — più efficace dell'esclusione una per una. Abbiamo raccolto il tema in termini di ricerca Google Ads, quelli che non vedi.

Le quattro famiglie di termini che ti alzano il CPC

Negli account che verifichiamo gli stessi quattro gruppi tornano quasi sempre. Non sono categorie teoriche: sono liste che puoi riconoscere nel tuo rapporto stasera.

Intento professionale. Chi cerca lavoro nel tuo settore, non il tuo servizio. "stipendio idraulico", "offerte lavoro installatore", "come diventare consulente SEO", "corso fotovoltaico". Zero probabilità di conversione, volumi alti, costo per click che spesso supera la media perché competono con i portali di formazione e lavoro.

Intento fai da te. "riparare caldaia da solo", "schema elettrico quadro pdf", "tutorial", "guida", "come fare". Sono persone che hanno deciso di non pagare nessuno. Il CPC è alto perché la query è generica e perché il tuo annuncio è il meno pertinente della pagina.

Intento gratuito o usato. "gratis", "free", "usato", "download", "open source", "subito.it". Se vendi nuovo a prezzo pieno, questi click sono perduti in partenza.

Fuori area o fuori gamma. Il termine è perfetto ma la città è sbagliata, o il modello è uno che non tratti. "installazione condizionatore Palermo" quando lavori solo in Lombardia. Qui l'esclusione va ragionata insieme al targeting geografico, altrimenti si blocca anche chi cerca da fuori per un servizio in zona.

Per distinguerle in modo sistematico, e non a occhio, c'è il metodo per intento in click irrilevanti Google Ads: riconoscerli per intento.

Perché abbassare l'offerta è la risposta sbagliata

Tagliare le offerte produce tre effetti, e due sono negativi. Riduce la spesa, sì. Ma riduce per prima la visibilità sulle query migliori — quelle su cui i concorrenti sono disposti a pagare — e lascia intatte quelle generiche a basso valore dove nessuno compete davvero. Il risultato è un account più piccolo e con un mix peggiore.

C'è un secondo effetto, più lento. Con Smart Bidding, meno conversioni significa meno segnale per il modello. Un algoritmo con meno dati sbaglia più spesso, e sbaglia proprio sulle query ambigue. Il CPC medio torna a salire due mesi dopo, e stavolta hai anche meno volume per correggerlo.

La stessa logica vale per il taglio del budget giornaliero: non scegli cosa smette di girare, lo sceglie il sistema. Il ragionamento completo è in ridurre la spesa inutile senza tagliare il budget.

L'unica leva che agisce sul mix senza toccare il volume utile è l'esclusione. Escludi "corso", il traffico dei corsi sparisce, il traffico dei preventivi resta identico. Nessun'altra modifica in Google Ads ha questa proprietà: cambiare offerte, budget, keyword o annunci muove sempre anche la parte buona.

Come escludere senza rompere quello che funziona

Tre regole, in ordine di importanza.

Non escludere mai una query che ha convertito. Sembra ovvio, non lo è: lavorando per radici si finisce per bloccare "corso" e scoprire che "corso di formazione aziendale sicurezza" era il tuo prodotto. Prima di aggiungere una radice, filtra il rapporto su quella parola e controlla la colonna Conversioni degli ultimi 90 giorni.

Scegli il tipo di corrispondenza con la testa. A corrispondenza inversa esistono generica, a frase ed esatta. La generica negativa si comporta in modo imprevedibile tra i tipi di corrispondenza: blocca più di quanto ti aspetti e non sempre quello che credi. Per le radici tematiche — "corso", "stipendio", "gratis" — la frase è quasi sempre la scelta giusta. L'esatta serve per bloccare una singola query precisa senza toccare le sue varianti.

Decidi il livello prima di cliccare. Liste condivise per gli esclusi trasversali a tutto l'account, livello campagna per le esclusioni specifiche. Attenzione a un limite concreto: Performance Max accetta fino a 10.000 parole chiave a corrispondenza inversa a livello di campagna, ma non accetta le liste condivise. Se la tua lista anti-spreco vive in una lista condivisa, su PMax non sta facendo niente. Va replicata campagna per campagna. Il criterio completo è in parole chiave a corrispondenza inversa: a quale livello, e la costruzione della lista di base in parole chiave negative: costruire la propria lista.

Una nota sullo Shopping standard: accetta sia le esclusioni di campagna sia le liste condivise, come la Rete di ricerca. Display, Video e App invece non riportano alcun termine di ricerca — lì questo lavoro non si può fare, e chiunque ti dica il contrario sta vendendo qualcosa.

Cosa aspettarsi dopo

Il CPC medio scende nell'arco di due o tre settimane, non il giorno dopo. Il motivo è che il rapporto si popola con le nuove query e il mix si ricompone lentamente. Nel frattempo vedrai spesso un calo dei click totali: è il segnale che funziona, non che hai sbagliato. Guarda il costo per conversione, non il numero di click.

C'è anche una conseguenza meno piacevole da dire. Se la tua spesa fuori target era il 40%, escluderla non significa che il 40% del budget si riversa sulle query buone: significa che se non alzi il budget o le offerte, spenderai meno. Il recupero va deciso, non succede da solo. La sequenza corretta — esclusioni prima, riallocazione dopo, e mai tutto insieme — è descritta in ottimizzare Google Ads senza destabilizzare l'account.

Ultima cosa. Questo lavoro non è difficile, è ripetitivo. Le query nuove arrivano ogni giorno, e una lista costruita a gennaio è già incompleta a marzo. Chi lo fa a mano una volta al trimestre ottiene un CPC medio che scende e poi risale. PPCleaner legge i termini di ricerca di Search, Shopping e Performance Max ogni notte, aggiunge come escluse quelle che non avrebbero convertito, non tocca mai budget, offerte, annunci o parole chiave, non blocca nulla che abbia convertito negli ultimi 90 giorni, e ogni blocco si annulla con un click per 90 giorni. Se preferisci affidarlo a qualcuno, il conto da fare è in agenzia Google Ads o fai da te: il calcolo onesto.

cpcspesa sprecatatermini di ricercacorrispondenza inversaperformance max

Domande frequenti

Abbassare il CPC massimo fa scendere il costo per click medio?

Spesso no. Il CPC massimo limita quanto puoi pagare per singolo click, ma non cambia la proporzione tra query pertinenti e query fuori target. Se metà della spesa va su termini generici e costosi, abbassando l'offerta compri meno click di entrambi i tipi e la media resta simile. Inoltre perdi per primi i click sulle query migliori, dove la concorrenza è più alta. Con le strategie di offerta automatiche il CPC massimo non è nemmeno disponibile.

Un CPC alto è sempre un problema?

No. Un CPC di 6 € su una query che porta un contratto da 3 000 € è un affare. Un CPC di 0,40 € su una query che non converte mai è uno spreco. La metrica da guardare è il costo per conversione, e il CPC medio serve solo come indizio: se sale senza che il costo per conversione migliori, quasi sempre significa che stai comprando query più generiche di prima.

Perché le query fuori target costano più delle altre?

Per due motivi che si sommano. Sono di solito query generiche, quindi con più inserzionisti in asta. E il tuo annuncio e la tua pagina di destinazione non rispondono a quell'intento, quindi il Punteggio di qualità su quel termine è basso e Google ti fa pagare di più dello stesso posizionamento a chi è pertinente. Paghi di più per un click che vale di meno.

Posso escludere i termini di ricerca di Performance Max?

Sì. Una campagna Performance Max accetta fino a 10.000 parole chiave a corrispondenza inversa a livello di campagna. Non accetta però le liste condivise: se le tue esclusioni vivono in una lista condivisa, su PMax non hanno alcun effetto e vanno replicate su ogni campagna. I termini di ricerca di PMax sono riportati, insieme a quelli di Rete di ricerca e Shopping, nel campaign_search_term_view.

In quanto tempo si vede l'effetto delle esclusioni sul CPC?

Di solito due o tre settimane, il tempo che il mix di query si ricomponga. All'inizio vedrai scendere i click totali e la spesa: è il comportamento atteso. Se vuoi che il budget liberato torni sulle query buone devi deciderlo tu, alzando budget o offerte dopo che le esclusioni si sono stabilizzate — non succede automaticamente.

L’autore

Alain Abulafya

Fondatore di PPCleaner · Consulente Google Ads e media buyer

Alain lavora nel digitale da oltre 15 anni, più di 10 dei quali dedicati alla gestione e all’ottimizzazione di campagne Google Ads. Ha seguito più di cento inserzionisti nell’e-commerce e nella lead generation ed è Google Partner. Ha creato PPCleaner per automatizzare l’analisi dei termini di ricerca che svolgeva a mano per i suoi clienti.

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