Termini di ricerca Performance Max: vederli ed escluderli

I termini di ricerca di Performance Max si vedono in Campagne → Statistiche e report → Termini di ricerca (nelle vecchie interfacce: scheda Insight, blocco Informazioni sui termini di ricerca). Non sono nella stessa tabella delle campagne Search, non hanno tutte le colonne a cui sei abituato e una parte del traffico resta raggruppata in categorie senza query.
Per escluderli, Performance Max accetta fino a 10.000 parole chiave a corrispondenza inversa a livello di campagna, e non accetta gli elenchi condivisi. Quindi ogni campagna PMax va gestita da sola: nessuna lista centrale, nessuna applicazione in blocco da un unico punto. È il motivo per cui la maggior parte degli account ha esclusioni ricche in Search e quasi nulla in Performance Max.
Le guide che si trovano cercando "performance max termini di ricerca" raccontano quasi tutte la stessa cosa: che la scheda Insight esiste, che i dati sono "aggregati per tema" e che bisogna "fidarsi dell'automazione". È incompleto per due motivi. Primo: non dicono dove il report mente per omissione. Secondo: non dicono che le esclusioni in PMax funzionano con regole diverse da Search, e che quelle regole diventano un problema operativo appena hai più di tre campagne.
Dove stanno davvero i termini di ricerca di Performance Max
Sono in Campagne → Statistiche e report → Termini di ricerca, filtrando per la campagna PMax. Nelle interfacce dove il menu non è ancora stato riorganizzato, la stessa cosa si trova aprendo la campagna e andando nella scheda Insight, blocco Informazioni sui termini di ricerca.
Non è la tabella Termini di ricerca delle campagne Search. È una vista diversa, con meno colonne, e per default raggruppa le query in categorie — un contenitore tipo "assicurazione auto" che tiene dentro decine di query reali. Alcune categorie si espandono e mostrano i termini sottostanti. Altre no.
A livello di API, tutti e tre i canali che riportano query — Search, Shopping e Performance Max — passano da campaign_search_term_view. Display, Video e App non riportano nessun termine di ricerca: se la tua PMax sta spendendo su YouTube o sulla rete Display, quella spesa non produce una singola query da leggere. Questa è la prima cosa che nessuna guida dice chiaramente: il report sui termini di ricerca di PMax copre solo la parte Search e Shopping dell'inventario. Il resto è cieco, e nessuna esclusione di parole chiave lo tocca.
Vale la pena ripeterlo perché cambia il calcolo: se metà del budget di una campagna PMax va su canali che non generano query, lavorare sulle negative agisce al massimo sull'altra metà. Utile, non risolutivo.
Cosa manca in quel report, e perché conta
Manca una parte delle query per volume basso, mancano le colonne che useresti per decidere, e manca la possibilità di ordinare per costo come faresti in Search.
Nel dettaglio, le tre lacune che pesano di più nel lavoro quotidiano:
Le query rare non appaiono. Google non mostra i termini con pochissime impressioni, per motivi di privacy. È lo stesso comportamento che trovi nelle campagne Search, dove una quota significativa della spesa finisce in query mai mostrate — ne abbiamo parlato in termini di ricerca Google Ads, quelli che non vedi. In PMax il fenomeno è più marcato, perché la coda lunga è enorme e il matching è più largo di qualsiasi corrispondenza generica.
Le metriche sono povere. Nel blocco Informazioni sui termini di ricerca vedi in genere impressioni e qualche indicazione di rendimento, non sempre costo e conversioni per singola query come nella tabella Search. Decidere "questa la escludo" senza vedere quanto è costata è un esercizio a occhio. Si può recuperare molto tirando fuori i dati via API o via script da campaign_search_term_view, dove costo e conversioni ci sono a livello di termine per la parte Search/Shopping.
Le categorie nascondono la varianza. Una categoria "noleggio furgoni" può contenere "noleggio furgone 9 posti milano" (converte) e "noleggio furgone patente b costo esame" (non convertirà mai). Il rendimento medio della categoria non ti dice niente di utile. Devi scendere al termine.
Se il tuo obiettivo è ripulire spesa, la lettura per categorie è quasi sempre inutile. Serve a capire di cosa parla il traffico, non a decidere cosa bloccare.
Come si escludono le query in Performance Max
Performance Max accetta parole chiave a corrispondenza inversa a livello di campagna, fino a 10.000 per campagna. Non accetta gli elenchi condivisi di parole chiave escluse. Questa singola frase spiega il 90% della frustrazione operativa.
Le conseguenze pratiche:
- Ogni campagna PMax si gestisce da sola. Se hai otto campagne per otto linee di prodotto, la stessa esclusione va messa otto volte.
- Non esiste il livello account come punto unico di verità per le PMax: quello che applichi a livello di account si applica anche qui, ma lo spazio è limitato e nella pratica si riempie con i blocchi universali (marchio dei concorrenti, contenuti per adulti, "gratis", "lavoro", "recensioni"). Sul come distribuire le esclusioni tra i livelli abbiamo scritto a quale livello mettere le parole chiave a corrispondenza inversa.
- La soglia di 10.000 sembra enorme finché non lavori un account e-commerce con un catalogo largo. Con un anno di pulizia giornaliera e query in tre lingue, ci si arriva.
- Standard Shopping, invece, accetta sia negative di campagna sia elenchi condivisi, esattamente come Search. Quindi se hai sia Shopping standard sia PMax, la gestione è asimmetrica: lista condivisa da una parte, copia-incolla dall'altra.
L'aggiunta si fa aprendo la campagna PMax, Impostazioni → Parole chiave escluse a livello di campagna. In alcune interfacce l'accesso passa dal menu Modifica → Aggiungi parole chiave escluse. È un campo di testo: incolli, salvi, fine. Nessuna interfaccia per selezionare le query direttamente dal report e trasformarle in esclusioni con un clic, come fai in Search.
Il limite operativo che nessuno menziona
Non c'è un modo nativo per escludere in blocco partendo dalla vista Termini di ricerca di PMax. In Search selezioni le righe con la casella e scegli "Aggiungi come parola chiave escluda". In Performance Max leggi da una parte e scrivi dall'altra. Con cinquanta query da bloccare a settimana su sei campagne, sono trecento righe da copiare a mano. È esattamente il tipo di lavoro che non viene fatto mai.
Quali tipi di corrispondenza usare, e quale evitare
I tipi disponibili sono gli stessi di Search: generica, a frase, esatta. In Performance Max la corrispondenza a frase è quasi sempre la scelta giusta.
La corrispondenza esatta blocca una query e una sola. In un canale dove le query sono infinitamente variate, escludere "noleggio furgone patente b costo esame" in esatta non impedisce a "costo esame patente b furgone" di passare domani. Serve solo per bloccare una query specifica e molto costosa che vuoi fermare subito.
La corrispondenza a frase blocca tutte le query che contengono quella sequenza di parole. "costo esame patente" in frase copre l'intera famiglia. È il compromesso migliore tra copertura e controllo.
La corrispondenza generica si comporta in modo imprevedibile fra i tipi di corrispondenza: il blocco scatta quando la query contiene tutti i termini, in qualsiasi ordine, e questo produce esclusioni molto più ampie di quanto si intenda. In PMax, dove non puoi ispezionare facilmente cosa avresti intercettato, è il modo più rapido per spegnere traffico buono senza accorgertene. Il ragionamento sul perché la corrispondenza larga sia una scommessa e non un filtro vale anche in negativo: lo abbiamo spiegato in la corrispondenza generica non è un filtro, è una scommessa, e chi vuole un ripasso completo delle differenze può leggere cosa cambia davvero tra i tipi di corrispondenza.
Regola pratica per PMax: frase per tutto, esatta per le eccezioni, generica mai.
Una nota sul brand
Molti usano le negative di campagna PMax per escludere il proprio marchio e separare il traffico brand in una campagna Search dedicata. Funziona, e per i retailer è spesso la prima cosa da fare. Ma attenzione: escludere il brand in frase con una sola variante non basta. "nomeazienda", "nome azienda", errori di battitura ricorrenti, il nome con il dominio. Sono dieci-quindici righe, non una.
Un metodo che regge nel tempo
Una routine che funziona su account PMax reali, senza strumenti esterni, si riduce a quattro passaggi ripetuti ogni settimana o ogni due.
1. Esporta le query via API o script, non dall'interfaccia. campaign_search_term_view filtrato sulle campagne PMax ti dà termine, costo, conversioni. È l'unico modo per ordinare per spesa senza conversioni, che è l'ordinamento che serve.
2. Applica una soglia di spesa, non di impressioni. Tipicamente: tutti i termini che hanno speso più del tuo CPA obiettivo diviso tre, senza una singola conversione. Se il CPA obiettivo è 60 €, guardi tutto quello che ha speso più di 20 € a zero conversioni. Sono in genere poche decine di righe a settimana, non centinaia.
3. Decidi per famiglia, non per riga. Se vedi tre query che contengono "fai da te", non escludi tre query: escludi "fai da te" in frase. Stessa logica per "lavoro", "stipendio", "come si fa", "usato", "gratis" quando non vendi usato né regali nulla. Questo è il criterio che rende una lista gestibile invece che infinita — il ragionamento completo è in come costruire la propria lista di parole chiave negative.
4. Copia la stessa lista su tutte le campagne PMax che condividono il mercato. Non esiste l'elenco condiviso, quindi tieni un foglio di riferimento fuori da Google Ads e ricopia. Sì, è manuale. Sì, è il motivo per cui smetti dopo tre settimane.
Il costo di questo metodo
È onesto dirlo: fatto a mano, questo lavoro richiede da una a due ore a settimana per account di medie dimensioni, e il beneficio non si vede mai il giorno dopo. Le esclusioni non spostano il rendimento in ventiquattro ore — spostano dove va il budget nei trenta giorni successivi. Chi cerca un effetto immediato non farà mai questa routine abbastanza a lungo da vederne il risultato.
E c'è un rischio reale nella direzione opposta: escludere troppo. In Performance Max, dove il sistema esplora per trovare conversioni, chiudere intere aree semantiche in frase può restringere l'apprendimento. La protezione minima è non toccare mai un termine che ha convertito di recente, anche se sembra fuori tema. Le query strane che convertono esistono, e non sei tu a doverle capire.
Cosa fa PPCleaner su Performance Max, e cosa non fa
PPCleaner legge ogni notte i termini di ricerca delle campagne Search, Shopping e Performance Max, individua quelli che non avrebbero mai convertito e li aggiunge come parole chiave escluse. Per PMax, le esclusioni vengono scritte a livello di campagna — l'unico livello che PMax accetta — e ogni campagna riceve le sue, senza che tu debba ricopiare niente.
Non tocca budget, offerte, annunci o parole chiave. Non riscrive gli asset. Non interviene sulle impostazioni della campagna. Aggiunge e toglie negative, nient'altro. Ogni blocco si annulla con un clic per 90 giorni, quindi un'esclusione sbagliata non è un danno permanente. E non blocca mai un termine che ha convertito negli ultimi 90 giorni.
I limiti valgono anche per noi, e sono gli stessi di Google:
- Sulle query che Google non riporta per volume basso, non possiamo fare nulla. Nessuno può.
- Sulla parte Display, YouTube e Discovery di una campagna PMax, non ci sono termini di ricerca da leggere. Le negative non agiscono lì.
- Il tetto di 10.000 esclusioni per campagna resta. Su account molto grandi e molto vecchi, prima o poi bisogna fare pulizia delle esclusioni obsolete per fare spazio — e questo vuol dire scegliere cosa lasciar rientrare.
Se cerchi uno strumento che ti dica come riscrivere i titoli o come strutturare i gruppi di asset, non siamo noi. Facciamo una cosa sola: impedire che la stessa query inutile ti costi 40 € al mese per un anno.
Domande frequenti
Dove si vedono i termini di ricerca di una campagna Performance Max?
In Campagne → Statistiche e report → Termini di ricerca, filtrando sulla campagna PMax. Nelle interfacce non ancora aggiornate, lo stesso dato è nella scheda Insight della campagna, nel blocco Informazioni sui termini di ricerca. Via API, i termini arrivano da campaign_search_term_view, lo stesso report usato per Search e Shopping.
Quante parole chiave escluse accetta una campagna Performance Max?
Fino a 10.000 parole chiave a corrispondenza inversa a livello di campagna. Performance Max non accetta gli elenchi condivisi di parole chiave escluse: ogni campagna va gestita separatamente, quindi la stessa esclusione va ripetuta su ogni campagna PMax dell'account.
Perché non vedo tutte le query delle mie campagne PMax?
Per due motivi. Google non mostra i termini con pochissime impressioni, per motivi di privacy. E la parte di inventario Display, YouTube e Discovery non genera nessun termine di ricerca: solo Search e Shopping riportano query. Se una PMax spende molto sui canali visivi, quella spesa resta senza query da leggere e le negative non la toccano.
Quale tipo di corrispondenza usare per le esclusioni in Performance Max?
La corrispondenza a frase nella grande maggioranza dei casi: blocca tutte le query che contengono quella sequenza di parole, con una copertura prevedibile. L'esatta serve solo per fermare una singola query costosa. La generica va evitata: si comporta in modo imprevedibile fra i tipi di corrispondenza e in PMax è difficile verificare cosa hai spento.
Si possono aggiungere esclusioni in blocco dal report termini di ricerca di PMax?
No, non in modo nativo. In Search puoi selezionare le righe e trasformarle in esclusioni con un clic. In Performance Max leggi le query in un posto e le incolli in un altro, nelle impostazioni della campagna. Serve l'API, uno script o uno strumento esterno per automatizzare il passaggio.
Pulisci i tuoi termini di ricerca. Risparmia tempo e denaro.
Ogni notte PPCleaner esamina le ricerche che le tue campagne hanno davvero pagato, le raggruppa per intento ed esclude quelle che non convertono mai. Nessuna soglia di spesa da aspettare, nulla toccato tranne le esclusioni — e un clic ripristina qualsiasi cosa.
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