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Performance Max e lead di bassa qualità: da dove arrivano

Pubblicato 22 ottobre 20269 min di lettura
An online retailer reviewing product advertising beside merchandise and shipping packaging.
La risposta breve

I lead di bassa qualità in Performance Max arrivano quasi sempre da due cose combinate. La prima sono i termini di ricerca con un intento sbagliato, come "lavora con noi idraulico" o "preventivo fac simile". La seconda è un'azione di conversione che conta ogni invio del modulo come un successo. L'algoritmo cerca i lead più facili da ottenere, e un lead finto o fuori target costa meno di uno vero.

Escludere i termini sbagliati serve, ma copre solo la parte Search e Shopping del traffico. Se la conversione resta "modulo inviato", la campagna troverà altri lead finti su Display, YouTube o Gmail, dove i termini di ricerca non esistono. Le esclusioni vanno quindi affiancate a un obiettivo più severo: un lead qualificato importato dal CRM al posto del semplice invio del modulo.

Da dove arrivano i lead spazzatura in Performance Max

I lead spazzatura arrivano da tre posti: ricerche con l'intento sbagliato, inventario senza ricerca (Display, YouTube, Gmail, Discover) e moduli compilati da bot o per errore. Tutti e tre diventano un problema per un solo motivo: l'account li conta come conversioni, e Performance Max ottimizza verso quello che conti.

È questo il punto che le guide in prima pagina saltano. Quasi tutte danno gli stessi consigli: segnali di pubblico migliori, asset più curati, magari l'importazione delle conversioni offline in fondo alla lista. Sui forum, chi fa lead generation B2B scrive spesso che "la qualità della Ricerca va bene, PMax no". È vero, ma la spiegazione si ferma a metà. La Ricerca va bene perché le tue parole chiave filtrano l'intento prima del clic. In Performance Max quel filtro non c'è. Resta solo la definizione di conversione, e se quella è debole, nient'altro trattiene la campagna.

Le tre fonti, nel concreto:

  • Ricerche con l'intento sbagliato. Per un'impresa di serramenti: "serramentista stipendio", "corso posa infissi", "infissi usati regalo", "detrazione infissi 2024 modulo". Chi cerca queste cose può comunque compilare il modulo: lo fa per chiedere informazioni, per candidarsi o per curiosità.
  • Inventario senza ricerca. Un banner in un'app di giochi, un video di YouTube visto su una smart TV, un annuncio in Gmail. Qui i clic accidentali sono frequenti, e un modulo precompilato dal browser si invia in due tocchi.
  • Bot e spam. Moduli senza protezione ricevono invii automatici con nomi casuali, numeri inesistenti o email usa e getta. Se la pagina di ringraziamento attiva il tag, per Google sono conversioni come le altre.

Il primo indizio sono i termini di ricerca che hanno "convertito"

Apri il report dei termini di ricerca della campagna Performance Max. Ordinali per conversioni, non per costo, e leggi le prime cinquanta righe. Se trovi ricerche che nessun cliente vero farebbe, ma che risultano convertite, hai la prova che la conversione è definita male.

Per Search, Shopping e Performance Max, i termini di ricerca sono riportati nella stessa vista dell'API (campaign_search_term_view). Nell'interfaccia di Performance Max molti termini vengono raggruppati in categorie, ma il dettaglio esiste. Come trovarlo è spiegato in Termini di ricerca Performance Max: vederli ed escluderli.

Cosa cercare, nell'esempio dei serramenti:

Termine di ricercaConversioniCosa è successo davvero
serramentista lavoro milano4Quattro candidature arrivate dal modulo preventivi
preventivo infissi fac simile3Persone che volevano un modello da scaricare
infissi pvc prezzi al mq6Lead misti: alcuni veri, molti solo curiosi
sostituzione finestre milano5Lead veri

La prima e la seconda riga vanno escluse senza discutere. La terza è la più interessante: non va esclusa, perché lì dentro ci sono clienti. Ma dice che, contando ogni modulo come una vittoria, la campagna non distingue chi confronta i prezzi da chi vuole un sopralluogo.

Fai poi un secondo controllo, sempre nello stesso report: guarda i termini con molti clic e zero conversioni. Sono spreco classico, e lo tratta già CPA troppo alto? Guarda i termini di ricerca. Qui però ci interessa il caso opposto, quello che inganna. Un termine inutile che "converte" fa più danni di uno che non converte. Smart Bidding lo considera un successo e alza l'offerta per trovarne altri simili.

Il problema vero è cosa conti come conversione

Un lead finto che conta come conversione insegna all'algoritmo a cercarne altri. Performance Max non sa che "Mario Rossi, 333 0000000" non è un cliente. Sa solo che quell'invio è costato poco e che l'obiettivo chiede più invii possibili al CPA target.

Facciamo i conti su un account tipo. Spesa mensile di 3.000 €, 120 lead registrati come conversioni: il CPA in Google Ads è 25 €. Il commerciale li richiama e ne trova 40 qualificati. Il costo reale per lead qualificato è 75 €, il triplo di quello che vede la piattaforma. Se imposti un CPA target di 25 €, stai chiedendo alla campagna di mantenere quel mix. Due lead su tre restano inutili.

Le definizioni di conversione che vediamo più spesso negli account che analizziamo, dalla peggiore alla migliore:

  1. Visualizzazione della pagina di ringraziamento. Si attiva anche se qualcuno ricarica la pagina, la apre da un segnalibro o ci arriva senza compilare nulla.
  2. Invio del modulo, conteggio "Ogni". Chi invia il modulo tre volte vale tre conversioni. Per un lead è quasi sempre sbagliato: in Google Ads il conteggio corretto per i lead è "Una".
  3. Invio del modulo, conteggio "Una". Meglio, ma un bot e un cliente valgono ancora uguale.
  4. Clic sul numero di telefono. Spesso lasciata come azione principale per errore. Conta il tocco, non la telefonata.
  5. Lead qualificato importato dal CRM. Il commerciale segna il contatto come valido e il dato torna in Google Ads tramite l'importazione delle conversioni offline. È l'unica definizione che descrive davvero quello che vuoi.

Un'altra trappola frequente: più azioni impostate come principali nello stesso obiettivo. Se "modulo inviato", "clic su telefono" e "download brochure" sono tutte principali, la campagna sceglie la più economica. Di solito è il download della brochure.

Perché le esclusioni da sole non bastano

Le parole chiave a corrispondenza inversa tolgono le ricerche sbagliate, ma lasciano intatto l'incentivo. Se la conversione resta "modulo inviato", Performance Max sposta la spesa dove trova moduli economici. Spesso li trova nell'inventario che non ha termini di ricerca da escludere.

Display, Video e App non riportano termini di ricerca. Non c'è nessuna lista da leggere e nessuna negativa da aggiungere per quella parte del traffico. Puoi intervenire sui posizionamenti, nei limiti spiegati in Performance Max e posizionamenti irrilevanti da escludere. Ma è un lavoro diverso, e copre meno.

Quello che succede in pratica, e che vediamo regolarmente: l'inserzionista esclude venti termini di ricerca inutili, il CPA sale per due settimane, poi torna giù. I lead però non migliorano. La campagna ha semplicemente trovato lo stesso volume di moduli facili altrove. Il problema non è stato risolto, si è spostato.

Vale anche il contrario. Se sistemi solo la conversione e non escludi nulla, l'algoritmo impara più lentamente. Ogni settimana spende ancora su "serramentista lavoro milano" prima di capire, dai dati del CRM, che non porta clienti. Con pochi lead al mese questo apprendimento può durare a lungo, e lo paghi tu. Le esclusioni accorciano il percorso: tolgono subito i casi ovvi e lasciano all'algoritmo solo quelli ambigui.

Per questo le due cose vanno insieme:

  • Negative: tolgono subito lo spreco evidente sulla parte di ricerca.
  • Conversione più severa: cambia cosa la campagna cerca, su tutti i canali, compresi quelli che non puoi filtrare.

Le negative giuste per la lead generation in Performance Max

In lead generation, le negative utili sono poche famiglie ricorrenti: lavoro e candidature, formazione, fai da te, gratis e modelli, assistenza a clienti esistenti, e la concorrenza se non ti interessa. Vanno aggiunte a livello di campagna, perché Performance Max accetta fino a 10.000 parole chiave negative a livello di campagna ma non accetta le liste condivise.

Questo secondo punto conta. Se gestisci le negative con una lista condivisa collegata alle campagne Search e Shopping, non arriva a Performance Max. Va replicata a mano o con uno strumento. I rischi delle liste condivise sono altri e li trovi in Liste negative condivise in Google Ads, il rischio nascosto.

Esempi per famiglia, sempre per un'azienda di serramenti:

  • Lavoro: "lavoro", "lavora con noi", "stipendio", "assunzioni", "offerte di lavoro".
  • Formazione: "corso", "patentino", "diventare".
  • Fai da te: "fai da te", "come montare", "tutorial".
  • Modelli e gratis: "fac simile", "modello", "pdf", "gratis".
  • Clienti esistenti: "assistenza", "garanzia", "reclamo", "area clienti".

Scegli con cura il tipo di corrispondenza. Le negative generiche si comportano in modo poco prevedibile tra i diversi tipi di corrispondenza. Per parole come "lavoro" la corrispondenza a frase è di solito la scelta più sicura. Per termini che in altri contesti sono buoni, meglio l'esatta. La regola è spiegata in Parole chiave negative a frase o esatta, come scegliere.

Attenzione a "prezzi" e "costo". Sembrano ricerche da curiosi, ma in molti settori sono le ricerche di chi sta per comprare. Escluderle per alzare la qualità dei lead può svuotare la campagna. Qui la soluzione non è la negativa, è la conversione qualificata: lascia che sia il dato del CRM a dire se "infissi pvc prezzi" porta clienti.

Come rendere l'obiettivo di conversione più severo senza bloccare la campagna

Rendere più severo l'obiettivo significa far scegliere alla campagna tra lead veri e falsi, non togliere il dato tutto in una volta. Un cambio brusco dell'azione principale fa ripartire l'apprendimento. Con pochi lead può far crollare il volume per settimane.

Una sequenza che funziona negli account che seguiamo:

  1. Proteggi il modulo. reCAPTCHA invisibile, un campo nascosto anti-bot, verifica del formato di telefono ed email. Non è Google Ads, ma toglie la fonte più stupida di conversioni finte.
  2. Pulisci le azioni principali. Una sola azione principale per l'obiettivo lead, conteggio "Una". Clic sul telefono, download e visualizzazioni di pagina passano a secondarie: restano visibili nei report, ma non guidano le offerte.
  3. Collega il CRM. Ogni lead deve portare con sé l'identificativo del clic, o i dati per le conversioni avanzate per i lead. Quando il commerciale lo qualifica, la conversione torna in Google Ads.
  4. Misura in parallelo prima di cambiare. Lascia la conversione "lead qualificato" come secondaria per qualche settimana. Confronta i numeri: quanti invii diventano lead qualificati, per campagna e per termine di ricerca.
  5. Cambia la principale quando hai volume. Se i lead qualificati sono troppo pochi per guidare le offerte, valuta prima un valore di conversione diverso tra invio semplice e lead qualificato, poi passa del tutto.

Il punto 5 è dove serve onestà. Se un account genera pochi lead qualificati al mese, ottimizzare solo su quelli può essere troppo poco dato per Smart Bidding. In quel caso la strada è usare valori diversi per azioni diverse, non fingere che il problema non esista. Come fare questi cambi un passo alla volta è spiegato in Ottimizzare Google Ads senza destabilizzare l'account.

E non aspettarti miracoli dai segnali di pubblico: orientano la campagna all'inizio, ma non la vincolano. Il perché è in Segnali di pubblico Performance Max: aiutano o no.

Cosa può fare PPCleaner, e cosa no

PPCleaner legge ogni notte i termini di ricerca di Search, Shopping e Performance Max. Valuta quali non porteranno mai un cliente e li aggiunge come negative a livello di campagna, quindi anche in Performance Max. Non tocca budget, offerte, annunci né parole chiave, e ogni blocco si annulla con un clic per 90 giorni.

Due limiti, e conviene conoscerli.

Primo: PPCleaner non vede Display, YouTube e Gmail. Lì Google non riporta termini di ricerca, quindi non c'è niente da leggere né da escludere. Se i tuoi lead finti arrivano da quell'inventario, le negative non li fermano. Serve la conversione qualificata.

Secondo, e più sottile: PPCleaner non blocca mai un termine che ha convertito negli ultimi 90 giorni. È una protezione voluta, perché bloccare una ricerca che porta clienti costa più di qualsiasi spreco. Ma se la tua conversione conta le candidature come lead, "serramentista lavoro milano" risulta convertito. PPCleaner lo lascia passare. Con una conversione definita male, la protezione tiene in vita proprio i termini che vorresti eliminare. Sistemare l'obiettivo di conversione rende più precisa anche l'esclusione automatica.

Quindi l'ordine giusto è questo: proteggi il modulo, pulisci le azioni principali, collega il CRM. Le esclusioni, manuali o automatiche, lavorano meglio su dati veri. Per capire quanto altro puoi davvero controllare in questo tipo di campagna, leggi Performance Max: quanto controllo hai davvero.

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Domande frequenti

Perché Performance Max porta più lead falsi delle campagne sulla rete di ricerca?

Nella rete di ricerca le parole chiave filtrano l'intento prima del clic. Performance Max non ha parole chiave e mostra annunci anche su Display, YouTube e Gmail, dove i clic accidentali e i moduli compilati per errore sono più frequenti. Se la conversione conta ogni invio del modulo, la campagna tende verso i lead più economici, e quelli finti costano poco.

Posso usare una lista di negative condivisa per Performance Max?

No. Performance Max non accetta le liste di parole chiave negative condivise. Accetta fino a 10.000 parole chiave negative a livello di campagna, quindi le esclusioni vanno aggiunte direttamente alla campagna, a mano o con uno strumento.

Escludere i termini di ricerca basta a migliorare la qualità dei lead?

No. Le negative tolgono le ricerche sbagliate, ma solo nella parte Search e Shopping del traffico. Display, Video e App non riportano termini di ricerca. Se la conversione resta 'modulo inviato', la campagna sposta la spesa dove trova altri moduli facili. Serve anche un obiettivo più severo, come il lead qualificato importato dal CRM.

Quale conteggio devo usare per le conversioni lead in Google Ads?

Per i lead di solito si usa 'Una': se la stessa persona invia il modulo tre volte, è comunque un solo contatto. Con 'Ogni' i doppi invii gonfiano le conversioni e falsano il CPA che Smart Bidding cerca di raggiungere.

Passare subito alla conversione 'lead qualificato' può bloccare la campagna?

Sì, se i lead qualificati sono pochi. Cambiare l'azione principale fa ripartire l'apprendimento e con poco volume le offerte diventano instabili. Meglio misurarla prima come secondaria per qualche settimana, o assegnare valori diversi all'invio semplice e al lead qualificato, e solo dopo passare del tutto.

PPCleaner blocca anche i termini che hanno generato lead finti?

Dipende da come è definita la conversione. PPCleaner non blocca mai un termine che ha convertito negli ultimi 90 giorni. Se una candidatura di lavoro viene contata come lead, quel termine risulta convertito e viene protetto. Con una conversione qualificata, i termini che portano solo lead finti smettono di convertire e diventano escludibili.

L’autore

Alain Abulafya

Fondatore di PPCleaner · Consulente Google Ads e media buyer

Alain lavora nel digitale da oltre 15 anni, più di 10 dei quali dedicati alla gestione e all’ottimizzazione di campagne Google Ads. Ha seguito più di cento inserzionisti nell’e-commerce e nella lead generation ed è Google Partner. Ha creato PPCleaner per automatizzare l’analisi dei termini di ricerca che svolgeva a mano per i suoi clienti.

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