PPCleaner

Parole chiave negative automatiche, quando delegarle

Pubblicato 9 ottobre 20268 min di lettura
A business owner and marketer reviewing an advertising decision in their workplace.
La risposta breve

Delegare le parole chiave negative a un software conviene quando gestisci più account, o account con molti termini di ricerca nuovi ogni settimana. Il guadagno non sta tanto nei minuti risparmiati a leggere il report. Sta nei giorni in cui un termine inutile continua a spendere prima che qualcuno lo veda.

Con un account piccolo e stabile, una revisione manuale fatta bene ogni settimana basta. In tutti gli altri casi il software fa il lavoro ripetitivo ogni notte e tu tieni le decisioni di strategia. Il controllo, però, non sparisce: resta una revisione breve di quello che è stato bloccato.

Cosa vuol dire davvero "parole chiave negative automatiche"

Vuol dire che qualcosa, al posto tuo, legge i termini di ricerca che hai pagato, decide quali non porteranno mai una conversione e li aggiunge come parole chiave escluse. Google Ads non ha un pulsante che lo faccia da solo: le esclusioni restano una cosa che decidi tu, a mano, con uno script o con un software esterno.

Quasi tutte le pagine italiane che trattano l'argomento spiegano bene una cosa sola: come funzionano le corrispondenze generica, a frase ed esatta applicate alle esclusioni. È utile, e se ti serve un ripasso lo trovi in tipi di corrispondenza Google Ads, cosa cambia davvero. Ma è la parte facile. Spiegano come aggiungere una negativa, non quando e con quale frequenza. Ed è proprio la frequenza a decidere quanti soldi perdi.

Un'esclusione aggiunta bene ma tardi ha già lasciato passare i click che doveva fermare. Per questo la domanda giusta non è "manuale o automatico?". È: "quanti giorni passano tra il primo click su un termine inutile e il suo blocco, e quante ore mi costa ridurre quei giorni?"

Il lavoro manuale settimanale, passo per passo

Una revisione manuale fatta bene richiede, per ogni account, quattro passaggi che non si possono saltare. Il tempo vero non lo prende l'aggiunta delle negative. Lo prende la lettura.

Ecco come va di solito una sessione settimanale su un account Search con qualche campagna Shopping:

  1. Aprire il report. In Google Ads vai su Approfondimenti e report → Termini di ricerca, imposti gli ultimi 7 giorni, ordini per Costo. Se hai anche Performance Max, quei termini stanno in un'altra vista: come trovarli lo spieghiamo in termini di ricerca Performance Max: vederli ed escluderli.
  2. Leggere e giudicare. Qui va il grosso del tempo. "idraulico pronto intervento milano" è il tuo cliente. "stipendio idraulico", "corso idraulico regione lombardia" e "come sturare lavandino da solo" non lo sono. Alcuni casi sono chiari, altri no: "idraulico prezzi" porta preventivi o curiosi? Dipende dall'account, e devi guardare i dati.
  3. Scegliere livello e corrispondenza. Esclusione a livello di campagna, di gruppo di annunci o in un elenco condiviso? A frase o esatta? Scegli male e blocchi traffico buono. Le regole sono in parole chiave a corrispondenza inversa: a quale livello.
  4. Controllare i conflitti. Ti assicuri che la nuova negativa non blocchi una tua parola chiave attiva. Ti assicuri che non stai escludendo un termine che una volta su venti converte.

Il conto del tempo, con un esempio

Prendiamo un esempio, non una statistica: un account che genera alcune centinaia di termini nuovi a settimana. Diciamo che una revisione attenta richieda un'ora. Non è un tempo generoso: leggere 300 righe e giudicarle una per una, con i dati sotto gli occhi, non si fa in 20 minuti.

  • Un inserzionista con un solo account: 1 ora a settimana, circa 4 ore al mese.
  • Un freelance con 6 clienti: 6 ore a settimana, quasi un giorno di lavoro.
  • Un account manager di agenzia con 15 account: 15 ore a settimana, cioè quasi metà del suo tempo.

Il terzo caso spiega perché, nella pratica, la revisione settimanale diventa quindicinale e poi mensile. Nessuno la sceglie. Succede perché ci sono sempre cose più urgenti. Se ti chiedi se ti conviene seguire tutto internamente o affidarti a qualcuno, il ragionamento completo è in agenzia Google Ads o fai da te: il calcolo onesto.

Il costo che il calendario nasconde: i giorni di ritardo

Con una revisione settimanale, un termine inutile spende in media diversi giorni prima di essere bloccato. Con un controllo quotidiano spende al massimo uno o due giorni. La differenza si misura in euro, non in minuti.

Facciamo i conti con numeri tondi, solo per mostrare il meccanismo. Il termine "stipendio idraulico" compare lunedì. Costa 0,80 € a click e prende 5 click al giorno, cioè 4 € al giorno.

  • Revisione la domenica: il termine spende da lunedì a domenica, 6 giorni prima del blocco. 6 × 4 € = 24 €.
  • Controllo ogni notte: viene bloccato dopo il primo giorno. 1 × 4 € = 4 €.

La differenza è di 20 € per un solo termine. Se in un mese ne compaiono 10 di questo tipo, sono 200 € pagati per niente. E questo solo perché il calendario della revisione non segue il ritmo con cui Google trova nuove ricerche. Con la corrispondenza generica e Performance Max, che allargano il traffico ogni giorno, il ritmo è alto. Perché la generica funziona così è spiegato in la corrispondenza generica non è un filtro, è una scommessa.

C'è un secondo costo, meno visibile. Quando la revisione salta una settimana, la settimana dopo i termini da leggere sono il doppio. Chi li legge stanco giudica peggio, e i termini a basso costo ma ripetuti, quelli da 2 o 3 € a settimana, finiscono sempre in fondo alla lista. Sono proprio quelli che, sommati, fanno il grosso dello spreco: lo raccontiamo in budget sprecato Google Ads: dove finisce davvero.

Controllo quotidiano automatizzato: cosa cambia in pratica

Un software che controlla ogni notte non rende inutile il tuo giudizio. Rende inutile la lettura riga per riga. Il tuo lavoro passa da "leggere 300 termini" a "controllare i 15 che sono stati bloccati".

Nel caso di PPCleaner, ogni notte il software legge i termini di ricerca pagati nelle campagne Search, Shopping e Performance Max. Giudica quali non avrebbero mai convertito e li aggiunge come parole chiave escluse. Non tocca budget, offerte, annunci o parole chiave. Non blocca mai un termine che ha convertito negli ultimi 90 giorni. Ogni blocco si annulla con un clic per 90 giorni.

Lo stesso conto, rifatto

Riprendiamo l'agenzia con 15 account. Diciamo che il controllo dei blocchi richieda 10 minuti a settimana per account: scorri la lista, annulli quello che non ti convince, segni un'idea per la struttura delle campagne.

  • Prima: 15 account × 60 minuti = 15 ore a settimana.
  • Dopo: 15 account × 10 minuti = 150 minuti, cioè 2 ore e mezza a settimana.
  • Tempo liberato: 12 ore e mezza a settimana.

I tuoi 10 minuti potrebbero essere 5 o 20: dipende da quanto ti fidi del sistema e da quanto è delicato l'account. Ma l'ordine di grandezza resta lo stesso. E il ritardo medio tra primo click e blocco scende da giorni a una notte, anche nelle settimane in cui non apri l'account.

Perché "ogni giorno" non vuol dire "subito"

Un controllo quotidiano non deve bloccare un termine dopo un solo click. Un click non è un'informazione affidabile. "idraulico prezzi" può non convertire per tre giorni e poi portare due preventivi. Un buon sistema aspetta abbastanza dati, o un intento abbastanza chiaro, prima di decidere. "stipendio idraulico" non diventerà mai un cliente, anche con zero dati. "idraulico prezzi" invece merita pazienza. Come leggere l'intento di un termine lo trovi in click irrilevanti Google Ads: riconoscerli per intento.

Quando delegare non conviene

Ci sono casi in cui un software di esclusioni ti fa risparmiare poco, o non può fare niente. Meglio saperlo prima di pagarlo.

Account piccoli e stabili. Se hai una sola campagna Search a corrispondenza esatta e a frase, con qualche decina di termini nuovi a settimana, la revisione manuale prende 15 minuti. Il ritardo costa pochi euro. In questo caso una buona lista iniziale, costruita come spieghiamo in parole chiave negative: costruire la propria lista, e un controllo ogni settimana bastano.

Campagne Display, Video e App. Non riportano termini di ricerca: nella vista campaign_search_term_view ci sono solo Search, Shopping e Performance Max. Nessun software può escludere quello che Google non mostra. Lì lo spreco si controlla con posizionamenti e pubblici, non con le parole chiave escluse.

I termini che Google non ti fa vedere. Il report non elenca tutte le ricerche che hai pagato. Un software lavora sugli stessi dati che vedi tu, quindi non recupera quella parte. Ne parliamo in termini di ricerca Google Ads, quelli che non vedi.

I limiti di Performance Max. Una campagna Performance Max accetta fino a 10.000 parole chiave escluse a livello di campagna e non accetta gli elenchi condivisi di parole chiave escluse. Un account grande, con anni di esclusioni, si avvicina a quel tetto prima di quanto si pensi. A quel punto conta cosa escludere a frase, che copre molte varianti con una riga sola. Su Shopping standard il problema è minore: accetta esclusioni ed elenchi condivisi come Search.

Quando il problema non è il termine. Se il CPA è alto perché la landing page non converte, o perché l'offerta non regge il confronto, le esclusioni tolgono lo spreco ma non risolvono il problema. Un software ti fa vedere più chiaramente dove sta il problema. Non lo risolve al posto tuo.

Cosa resta a te, anche con un software

Delegare le esclusioni non vuol dire delegare l'account. Tre cose restano tue, e sono quelle che contano di più.

Definire cosa vendi davvero. Se sei un idraulico che non fa caldaie, "riparazione caldaia" è un termine da escludere. Per il concorrente che le fa è il termine migliore. Nessun sistema lo sa se non glielo dici. Per questo copiare la lista di un altro account è rischioso, anche nello stesso settore: lo spieghiamo in lista parole chiave negative per settore: cosa copiare.

Controllare i blocchi. I 10 minuti a settimana non sono facoltativi. Servono a cogliere il caso in cui un termine sembrava inutile ma per te non lo era. Per esempio "idraulico gratis preventivo": per molti account è spazzatura, per qualcuno è il primo contatto con un cliente. Con l'annullamento in un clic per 90 giorni, l'errore costa poco. Ma va visto.

Le decisioni di struttura. Se ogni settimana il software blocca decine di termini legati a "corso" e "lavoro", forse una parola chiave a corrispondenza generica è troppo larga. La soluzione è restringerla, non continuare a escludere. Le esclusioni dicono cosa non funziona, ma la correzione spetta a te.

Come decidere: un test di due settimane

Il modo più onesto per sapere se conviene è misurarlo sul tuo account, non sul nostro esempio. Bastano due settimane e un cronometro.

  1. Settimana uno, a mano. Fai la revisione come la fai sempre e segna quanti minuti richiede davvero, apertura del report compresa. Annota quanti termini hai escluso e quanto avevano speso prima del blocco.
  2. Settimana due, automatica. Lascia lavorare il software. A fine settimana segna i minuti che ti servono per controllare i blocchi e quanti ne annulli.
  3. Confronta tre numeri. I minuti spesi, la spesa dei termini prima del blocco e la percentuale di blocchi annullati. Se annulli molti blocchi, il sistema non ha capito il tuo account e conviene correggere le indicazioni. Se ne annulli pochi e i minuti scendono, hai la risposta.

Se gestisci un solo account piccolo, è probabile che il test ti dica di continuare a mano, e va bene così. Se ne gestisci dieci, è probabile che ti mostri quante ore stavi passando a fare un lavoro che a un computer costa una notte.

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Domande frequenti

Google Ads ha una funzione per aggiungere parole chiave negative in automatico?

No. Google Ads ti mostra i termini di ricerca e ti lascia aggiungere le esclusioni, ma la decisione resta a te. Per automatizzarla servono uno script scritto e mantenuto da te oppure un software esterno che lavori tramite l'API.

Ogni quanto andrebbero controllati i termini di ricerca?

Dipende dal volume. Un account piccolo con corrispondenze esatte e a frase si gestisce con un controllo settimanale. Con la corrispondenza generica o Performance Max i termini nuovi arrivano ogni giorno, e ogni giorno di ritardo è un giorno di click pagati su ricerche inutili.

Un software di esclusioni può bloccare termini che portano clienti?

Può succedere, ed è per questo che serve una revisione settimanale dei blocchi. PPCleaner non blocca mai un termine che ha convertito negli ultimi 90 giorni, e ogni blocco si annulla con un clic per 90 giorni.

Le esclusioni automatiche funzionano anche su Performance Max?

Sì, a livello di campagna, fino a un massimo di 10.000 parole chiave escluse per campagna. Performance Max non accetta gli elenchi condivisi di parole chiave escluse, quindi negli account grandi conviene preferire esclusioni a frase che coprono più varianti.

Le parole chiave negative servono anche per Display, Video e App?

Non per filtrare le ricerche: quelle campagne non riportano termini di ricerca, quindi non c'è niente da leggere né da escludere. Lì lo spreco si controlla con le esclusioni di posizionamenti e di pubblico.

L’autore

Alain Abulafya

Fondatore di PPCleaner · Consulente Google Ads e media buyer

Alain lavora nel digitale da oltre 15 anni, più di 10 dei quali dedicati alla gestione e all’ottimizzazione di campagne Google Ads. Ha seguito più di cento inserzionisti nell’e-commerce e nella lead generation ed è Google Partner. Ha creato PPCleaner per automatizzare l’analisi dei termini di ricerca che svolgeva a mano per i suoi clienti.

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