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Errori di battitura nelle parole chiave negative

Pubblicato 1 novembre 20268 min di lettura
A business owner and marketer reviewing an advertising decision in their workplace.
La risposta breve

In Google Ads le parole chiave positive raggiungono anche le varianti simili, compresi gli errori di ortografia. Le negative no: Google lo dichiara nella sua documentazione. Escludere "stipendio" non blocca "stipedio", "stipendi" né "stpendio". Ogni variante va esclusa a parte.

Per non finire con una lista infinita, raggruppa le varianti per intento e radice ("lavoro", "gratis", "stipendio"). Escludi solo le forme che compaiono davvero nel report dei termini di ricerca e hanno speso, non tutte quelle che potresti immaginare. Prima di escludere un refuso controlla che non sia la parola che digita chi compra, come "palla da neve" scritto al posto di "pala da neve".

Perché una negativa non blocca il suo errore di battitura

Le parole chiave negative non si estendono alle varianti simili. È un comportamento documentato da Google. Una parola chiave positiva a corrispondenza a frase o esatta raggiunge anche errori di ortografia, plurali e abbreviazioni. Una negativa blocca solo la forma che hai scritto tu, lettera per lettera.

Ne nasce un'asimmetria che costa. Se hai la parola chiave [idraulico roma], Google ti mostra anche per "idraulco roma" e "idraulici roma", e questo va bene. Ma se aggiungi la negativa "stipendio" per tenere fuori chi cerca lavoro, continui a pagare per:

  • "stipedio idraulico"
  • "stipendi idraulici"
  • "idraulico quanto guadagna"
  • "idraulico stipendo netto"

Il traffico che vuoi arriva con tutte le sue varianti. Quello che vuoi escludere passa da ogni varco che non hai chiuso a mano.

C'è poi una conseguenza meno ovvia. Quando escludi la forma corretta, nel report dei termini di ricerca restano proprio le varianti. Il sintomo che prima era raccolto in una riga sola ora è sparso in dieci righe da due clic ciascuna, e ognuna da sola sembra troppo piccola per meritare attenzione. Il budget però continua a uscire. Prendi sei varianti della stessa famiglia, ognuna con 4 clic a settimana a 0,50 €: sono 24 clic e 12 € a settimana per ricerche che avevi già deciso di escludere.

Le famiglie di varianti nelle ricerche italiane

Le varianti ortografiche italiane si dividono in poche famiglie ricorrenti. Riconoscerle ti dice dove cercare nel report e quanto ogni famiglia può crescere.

Refusi da tastiera del telefono

Sono la famiglia più numerosa, perché buona parte delle ricerche si scrive col pollice. I tasti vicini si scambiano ("mituo" per "mutuo", "affito" per "affitto"), le lettere doppie spariscono o si raddoppiano ("aspirapolvere" diventa "aspirapolvre"), il correttore automatico interviene a sproposito. Questi errori si ripetono poco: ogni refuso compare una o due volte e poi non torna più.

Accenti mancanti e apostrofi

Molti scrivono "perche", "piu", "citta", "caffe" senza accento, oppure usano l'apostrofo ("caffe'"). Google non spiega in modo chiaro come tratta gli accenti nelle negative. La regola pratica è semplice. Se nel report trovi "caffè" e "caffe" come righe separate che hanno speso entrambe, trattale come due termini distinti ed escludile entrambe.

Abbreviazioni, sigle e linguaggio da chat

"cv" per curriculum, "x" per "per", "nn" per "non", "gg" per giorni, "tel" per telefono, "info" per informazioni. Nei settori tecnici ci sono anche le sigle di mestiere: "ape" per attestato di prestazione energetica, "dsa", "730", "isee". Una sigla può essere una negativa perfetta in un account e una parola chiave d'oro in un altro. "isee" per un CAF è il cuore del servizio. Per un'agenzia immobiliare spesso indica chi cerca agevolazioni pubbliche e non una casa da comprare.

Dialetto e regionalismi

L'italiano delle ricerche cambia da regione a regione. L'idraulico a Roma è anche "stagnaro" e "lattoniere". La stessa frutta è "anguria" o "cocomero". Il ragazzo che cerca lavoro scrive "cercasi", "cerco lavoro", "assunzioni", "lavora con noi", "posto fisso". Non sono refusi, ma producono lo stesso effetto: una negativa sulla forma standard lascia passare tutte le altre.

Parole unite, separate o con il trattino

"e-commerce", "ecommerce", "e commerce". "noleggio auto" e "noleggioauto". "fai da te" e "faidate". Sembrano dettagli, ma per una negativa sono stringhe diverse.

Anglicismi e grafie storpiate

"free", "gratis", "gratuito", "grtis". "outlet" e "autlet". "tutorial" e "tutoria". Il caso "gratis" ha un articolo a parte su quanto costa davvero nelle ricerche. Qui basta notare che la parola esclusa di solito è proprio quella che compare meno.

Raggruppare per radice: una famiglia, poche righe

Una famiglia di negative si costruisce attorno all'intento, non alla parola. "Cerco lavoro", "stipendio", "assunzioni" e "stipedio" esprimono lo stesso intento: chi cerca non vuole comprare. Ragionare per intento ti dice quando la famiglia è completa. Ragionare per parola ti fa inseguire varianti all'infinito.

In pratica, per ogni famiglia:

  1. Scegli la radice, cioè la parte della parola che resta stabile tra le varianti. Per la famiglia lavoro sono "lavor-", "stipend-", "assunz-", "cercasi".
  2. Elenca le forme reali, prese dal report dei termini di ricerca degli ultimi mesi. Non quelle che immagini.
  3. Escludi ogni forma come negativa di una sola parola, dove possibile. Una negativa di una parola blocca qualunque ricerca che contenga quella parola, in qualunque posizione. "stipedio" esclusa da sola copre "stipedio idraulico", "idraulico stipedio roma" e così via.
  4. Usa le negative di più parole solo quando la parola singola è troppo ampia. "lavoro" da sola blocca anche "lavoro di ristrutturazione", che per un'impresa edile è un cliente. Lì serve "cerco lavoro" o "offerte lavoro", sapendo che l'ordine delle parole conta: è spiegato in negative a corrispondenza inversa e ordine delle parole.

Una famiglia ben costruita per un idraulico a Roma può avere questo aspetto:

IntentoForme da escludere (viste nel report)
Lavorostipendio, stipendi, stipedio, assunzioni, cercasi, "cerco lavoro", "corso idraulico"
Fai da tetutorial, "fai da te", faidate, "come riparare", "come sostituire"
Ricambi onlineamazon, ebay, "prezzo rubinetto"

Una regola utile: se la radice ha forme flesse, ogni forma è una riga. Google non unisce singolare e plurale nelle negative, ed è un caso specifico che abbiamo trattato in negative al singolare e plurale. Non esistono caratteri jolly: "stipend*" non funziona come negativa.

Sulla scelta tra frase ed esatta per le forme di più parole, la logica è la stessa delle negative senza refusi. La trovi in parole chiave negative a frase o esatta. Ricorda solo che le negative a corrispondenza generica si comportano in modo poco prevedibile tra i diversi tipi di corrispondenza, quindi per le varianti conviene restare su frase ed esatta.

Escludi le varianti viste, non quelle immaginate

La tentazione, davanti a un refuso, è generare tutte le permutazioni possibili: "stipendio", "stipedio", "stpendio", "stipenido", "sipendio". È tempo perso, e in certi casi anche un rischio.

Tempo perso, perché la maggior parte dei refusi non si ripete. Negli account che analizziamo, le varianti che tornano più volte sono poche, quasi sempre le stesse: l'accento mancante, il plurale, la sigla, la parola unita. Le altre compaiono una volta e spariscono. Escluderle in anticipo non ti fa risparmiare nulla.

Un rischio, per tre motivi.

Primo: lo spazio non è infinito. Una campagna Performance Max accetta fino a 10.000 parole chiave negative a livello di campagna e non accetta liste negative condivise. Ogni permutazione inventata occupa un posto. In un account con molte campagne, duplicare centinaia di varianti in ognuna diventa ingestibile. Sulla Ricerca e su Shopping standard puoi usare le liste condivise, ma lì il problema si sposta: una lista gonfiata e applicata ovunque fa danni in posti che non guardi. Ne parliamo in liste negative condivise, il rischio nascosto.

Secondo: un refuso può coincidere con una parola vera. "cassa" è un refuso di "casa", ma è anche una cassa acustica. "corso" può essere una variante di "corsi", ma anche il nome di una via in cui hai il negozio. Più permutazioni generi, più è probabile che una di esse sia una parola che il tuo cliente usa davvero.

Terzo: la lista diventa illeggibile. Fra sei mesi, chi apre l'account (tu, un collega, il cliente) non saprà più perché "stpendo" è lì. Una lista fatta solo di forme reali si può rileggere e difendere.

I refusi che non devi escludere

Non tutti gli errori di battitura vanno esclusi. Quelli che riguardano il tuo prodotto, scritti da chi lo vuole comprare, sono traffico buono.

L'esempio più chiaro: un negozio di ferramenta vende pale da neve. Nel report compare "palla da calcio", e viene istintivo escludere "palla". Ma una parte di chi cerca "palla da neve" voleva scrivere "pala da neve" e ha sbagliato una lettera. Con "palla" esclusa come parola singola, quei clienti spariscono. La negativa giusta qui è "palla da calcio" a frase, oppure nessuna.

Lo stesso vale per le sigle. Un commercialista che esclude "730" perché vede "730 precompilato come si fa" perde anche "commercialista 730 milano". Prima di escludere una sigla o un refuso, guarda le ricerche in cui compare insieme a parole del tuo mestiere.

Una verifica rapida prima di ogni esclusione:

  • La variante è un errore del termine negativo ("stipedio") o del tuo prodotto ("idraulco", "palla da neve")? Il primo si esclude, il secondo quasi mai.
  • Quel termine ha mai convertito? Se sì, fermati. Una conversione su un refuso è il segnale più chiaro che dietro c'è un cliente.
  • La negativa che stai per scrivere, applicata a ogni ricerca che contiene quella parola, blocca anche un annuncio che vuoi mostrare? Il caso è trattato in conflitto tra negative e annunci giusti.

Quanto spesso controllare e cosa può fare uno strumento

Le varianti di una famiglia arrivano a gocce, quindi conviene controllarle spesso e in piccole dosi. Un refuso che costa 0,50 € al giorno non attira l'attenzione in un controllo mensile, ma in un mese ha speso 15 €. Moltiplicato per tutte le varianti di tutte le famiglie, diventa una voce di spesa. Sul ritmo giusto rispetto al volume dell'account, vedi analisi dei termini di ricerca ogni giorno o ogni settimana.

Un'abitudine pratica: quando filtri il report, non cercare la parola intera. Cerca la radice più corta che non crea ambiguità. "stip" trova stipendio, stipendi, stipedio e stipendo in un colpo solo. "assun" trova assunzioni, assunzione, assumono. Così la famiglia si vede tutta insieme e capisci subito quanto pesa.

PPCleaner fa questo lavoro ogni notte su Ricerca, Shopping e Performance Max. Legge i termini di ricerca dell'account e giudica l'intento della ricerca, non la stringa. Per questo "stipedio idraulico" viene trattato come "stipendio idraulico". Aggiunge come negative le forme che compaiono davvero, non permutazioni inventate, e non blocca mai un termine che ha convertito negli ultimi 90 giorni. Ogni esclusione si annulla con un clic per 90 giorni. Non tocca budget, offerte, annunci o parole chiave.

I limiti, detti chiaramente:

  • Una variante si blocca solo dopo che è comparsa. Il primo clic su "stpendio" lo paghi comunque, perché prima di quel clic la variante non esiste nei dati. Nessuno strumento, PPCleaner compreso, può escludere un refuso che nessuno ha ancora digitato senza tornare al problema delle permutazioni inventate.
  • I termini nascosti restano nascosti. Google non riporta tutte le ricerche: una parte finisce sotto la voce dei termini non mostrati. Una variante che non compare in campaign_search_term_view non si può escludere, né a mano né con uno strumento. Per capire quanto pesa nel tuo account, leggi termini di ricerca nascosti, come misurarli.
  • Display, Video e App non riportano termini di ricerca. Lì il problema delle varianti non si gestisce con le negative.
  • Il tetto di Performance Max resta. Anche con forme solo reali, una campagna Performance Max molto grande e molto vecchia può avvicinarsi alle 10.000 negative. A quel punto bisogna sfoltire le forme che non compaiono più da mesi.

Se vuoi partire da una base di famiglie già pronte invece che da zero, in lista parole chiave negative per settore spieghiamo cosa conviene copiare e cosa no. Le varianti ortografiche, però, vanno sempre prese dal tuo report: la forma storpiata di "stipendio" che digitano i tuoi utenti non è in nessuna lista pubblica.

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Domande frequenti

Una parola chiave negativa blocca anche i suoi errori di ortografia?

No. Google documenta che le negative non si estendono alle varianti simili: refusi, plurali, abbreviazioni. Escludere "stipendio" non blocca "stipedio" né "stipendi". Ogni forma va aggiunta come negativa separata.

Posso usare un carattere jolly come stipend* per coprire tutte le varianti?

No, Google Ads non supporta caratteri jolly nelle parole chiave negative. L'alternativa è escludere come negative di una sola parola le forme che compaiono davvero nel report dei termini di ricerca.

Conviene escludere in anticipo tutte le varianti possibili di un termine?

No. La maggior parte dei refusi compare una volta e non torna più. Generare permutazioni occupa spazio (Performance Max accetta al massimo 10.000 negative a livello di campagna e niente liste condivise) e aumenta il rischio di bloccare una parola vera usata dai tuoi clienti.

Gli errori di battitura del mio prodotto vanno esclusi?

Quasi mai. Chi scrive "idraulco urgente" o "palla da neve" al posto di "pala da neve" spesso vuole comprare. Le parole chiave positive raggiungono già queste varianti, ed è un vantaggio. Escludi i refusi dei termini negativi, non quelli del tuo prodotto.

Gli accenti mancanti contano come termini diversi?

Google non lo chiarisce in modo esplicito per le negative. Se nel report trovi sia "caffè" sia "caffe" come righe separate che hanno speso, trattale come termini distinti ed escludile entrambe.

L’autore

Alain Abulafya

Fondatore di PPCleaner · Consulente Google Ads e media buyer

Alain lavora nel digitale da oltre 15 anni, più di 10 dei quali dedicati alla gestione e all’ottimizzazione di campagne Google Ads. Ha seguito più di cento inserzionisti nell’e-commerce e nella lead generation ed è Google Partner. Ha creato PPCleaner per automatizzare l’analisi dei termini di ricerca che svolgeva a mano per i suoi clienti.

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